PRIMO PIANO

Udienza del 25 Novembre 2021: Polesello e la scomoda verità sul C6O4

Dopo che la Corte si è pronunciata su altre questioni procedurali, alle 13.30 di ieri, giovedi' 25 novembre, è stato chiamato al banco dei testimoni Stefano Polesello,il ricercatore del CNR che coordinò lo studio Distribuzione delle sostanze perfluoroalchiliche nelle acque dei fiumi italiani pubblicato nel 2013.

Polesello, oltre ad aver affermato che quello veneto è l'inquinamento da PFAS più grande in Europa, ha dichiarato che il C6O4 era prodotto dall'azienda già nel 2011, senza averlo comunicato alle autorità competenti. In tale anno, infatti, Polesello aveva eseguito dei prelievi di campioni di acqua nei pozzi di Miteni, successivamente congelati e poi ri-analizzati nel 2021 con nuove tecniche analitiche. ARPAV ha sempre dichiarato di aver rilevato il C6O4 nei pozzi spia attorno all'azienda solo nel 2018.

Previste nelle prossime udienze le deposizioni di tre dirigenti del Dipartimento provinciale ARPAV di Vicenza.

PFAS negli alimenti: nuova ricerca scientifica svela una maggiore estensione della contaminazione nella Zona rossa in Veneto

COMUNICATO STAMPA

VENETO/ROMA, 25.11.21. La presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) negli alimenti provenienti dalla zona rossa, l’area del Veneto più contaminata da questi composti, non è uniforme nei vari comuni: oltre all’area del plume di contaminazione (la parte dell’acquifero sotterraneo che trasporta le sostanze inquinanti), centrata su Lonigo, anche i prodotti animali e vegetali prelevati lungo la direttrice del fiume Fratta, nei comuni di Montagnana, Bevilacqua e Terrazzo, mostrano elevate probabilità di essere contaminati. È quanto emerge dallo studio “Sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) negli alimenti dell’area rossa del Veneto” appena pubblicato dalla rivista scientifica “Epidemiologia & Prevenzione” e realizzato da ricercatrici e ricercatori dell’Università di Firenze e dell’Università di Padova, con il contributo di Greenpeace e delle Mamme NO PFAS. La ricerca si basa sui dati ufficiali della Regione Veneto che nei mesi scorsi le Mamme NO PFAS e Greenpeace avevano ottenuto con una richiesta di accesso agli atti.

«Si conferma una contaminazione diffusa negli alimenti provenienti dall’area rossa che pone importanti interrogativi sulle modalità con cui questa distribuzione si è determinata», dichiara Annibale Biggeri, professore ordinario di Statistica Medica dell’Università di Firenze, tra gli autori della ricerca. «Le matrici animali sono di gran lunga più contaminate rispetto a quelle vegetali e mostrano una differente presenza delle singole molecole: informazioni preziose per disegnare correttamente le future campagne di monitoraggio».

Dallo studio, i cui esiti dipendono in larga parte dai criteri geografici che hanno guidato il campionamento effettuato dalla Regione e dal ricevimento, solo parziale, degli esiti analitici, emerge che le concentrazioni di PFAS negli alimenti non solo differiscono in base alla matrice alimentare considerata, ma anche per tipo di molecola. Nei prodotti di origine vegetale, infatti, sono più presenti i PFAS a catena corta (PFBA, PFPeA e PFHxA). Al contrario, nei prodotti di origine animale risultano più abbondanti i composti a catena lunga.

«È paradossale che ancora una volta siano Greenpeace e le Mamme NO PFAS a svolgere il ruolo che spetterebbe agli enti preposti, appellandosi agli scienziati per cercare di comprendere appieno come i PFAS si distribuiscano negli alimenti provenienti dai comuni dell’area rossa», dichiarano Greenpeace e le Mamme NO PFAS. «D’altra parte, che cosa possiamo aspettarci dal governo di una Regione che a partire dal 2017, anno dell’ultimo monitoraggio, non è stato in grado di analizzare alcun nuovo campione e ha fatto dell’inerzia il suo mantra? Ci auguriamo che il nuovo monitoraggio, promesso di recente da alcuni funzionari regionali in seguito alle nostre denunce, tenga conto delle gravi criticità che interessano gli alimenti provenienti da tutta l’area attraversata dal fiume Fratta, e non solo dal tratto che ricade nella zona rossa».

CONSULTA LO STUDIO PUBBLICATO SU EPIDEMIOLOGIA E PREVENZIONE:

epiprev.it/5760

CONTATTI:

Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace, 340.9524775

Mamme No PFAS: Michela Zamboni, Cristina Cola, Patrizia Zuccato, 0444.1793030

Violazione dei diritti umani? In arrivo missione ONU in Veneto

COMUNICATO STAMPA

Vicenza, Padova, Verona, 22 novembre 2021

«Noi madri non siamo armate, non facciamo la guerra. Ma il nostro istinto è l'arma più potente che esistere, un'arma che è strumento di cambiamento, che crea e ricostruisce, questo è quanto desideriamo ogni giorno e che vogliamo insegnare ai nostri figli» – sono le parole di Michela Piccoli, Mamma No Pfas, dopo aver ricevuto la notizia della Missione Onu in Veneto.

È stato infatti accolto l'accorato appello dei genitori e cittadini del Veneto il 25 settembre del 2021. Una missione dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in relazione alle Sostanze Tossiche verrà a tastare con mano la situazione, per trovare le risposte ad alcune domande. Quello che è successo nel nostro territorio è certamente un crimine ambientale. Ma quali sono gli effetti sulla popolazione di un disastro di tale portata? Siamo certi che siano stati rispettati i diritti delle centinaia di migliaia di cittadini che vivono in quest'area? Soprattutto il diritto all'informazione, alla salute, al rimedio effettivo? Ovvero sia gli articoli 2, 8, 10 e 13 sanciti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo?

Non trascurando lo spostamento della produzione del C6O4 alla Solvay di Spinetta Marengo e degli impianti Miteni in India, «chiediamo un processo/indagine e attenzione internazionali. Il crimine ambientale è un crimine sociale e la violenza multispecie e multiverso di questo crimine non deve essere trascurata. Questa è la nostra tesi. Cambiando l'approccio, cambia il mondo» – come scrive nelle righe finali della lettera all'ONU, Alberto Peruffo (PFAS.land), estensore della Call for Inputs all'Alto Commissario delle Nazioni Unite, Marcos Orellana, inviato su invito di Giuseppe Ungherese (Greenpeace Italia).

Un'agenda fitta di impegni per trovare le risposte: incontri con autorità ed enti locali, regionali e nazionali, ma anche incontri con chi ha vissuto e vive ogni giorno sulla propria pelle la sfida di abitare in un territorio che è teatro di uno dei più gravi casi di inquinamento a livello internazionale.

Appuntamento con la missione ONU dal 30 Novembre al 4 Dicembre 2021.

PROCESSO PFAS

Era l'8 Ottobre 2017 quando ci siamo riunite con le nostre famiglie presso il parco ippodromo di Lonigo. Siamo arrivate da tutte le parti del Veneto, indistintamente dalle zone colpite e non, abbiamo deciso di essere lì per far sentire la presenza e la voce a chi doveva tutelare la salute nostra e dei nostri figli. Il cammino che avevamo intrapreso non sarebbe stato facile, lo sapevamo, ma si doveva fare.

A distanza di quattro anni, traguardi e sconfitte, soddisfazioni e delusioni, e tante nuove amicizie, quelle vere, quelle per cui vale la pena di essere stanche e continuare. Noi abbiamo un motore che ci traina che non è quello del profitto o delle mire politiche, ma l'Amore verso noi e il prossimo. Noi siamo Madri e questo nessuno deve dimenticarlo.

Il Processo entra ora nel vivo e abbiamo bisogno più che mai dell'aiuto di tutti. Noi ci siamo impegnate a sostenere i costi per tutti i consulenti che ci aiuteranno a provare la colpevolezza dei responsabili del più grave inquinamento da PFAS al mondo e per questo abbiamo fondato il Comitato Mamme No Pfas - Raccolta Fondi per Azioni Legali.

Anche tu puoi partecipare con una donazione anche piccola. Te ne saremo tutte infinitamente grate.

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AMBIENTE & SALUTE

Il costo di ciò che indossiamo


L’industria conciaria italiana è leader mondiale nel settore, copre il 65 per cento della produzione dell’Unione Europea ed il 23 per cento di quella mondiale. I più grandi distretti delle pelli d’Europa sono in Toscana ed in Veneto. Le concerie della valle del Chiampo generano il 58,2 per cento del fatturato italiano del settore, il 37,9 per cento di quello europeo e il 13,2 per cento di quello mondiale.


Un’industria che ha bisogno di utilizzare un’enorme quantità di prodotti chimici durante la lavorazione: il loro smaltimento è una fase molto delicata. PresaDiretta ha seguito le indagini della magistratura, le denunce dei Comitati locali e delle Organizzazioni internazionali: sversamenti di reflui contaminati nei corsi d’acqua, fragilità del sistema di monitoraggio pubblico, utilizzo di acidi molto potenti di origine sintetica come i Pfas, di cui il programma di Riccardo Iacona si è occupato più volte. Questi composti chimici sono anche la causa di uno dei più gravi disastri ambientali degli ultimi cinquant’anni. Un danno irreversibile per l’ambiente, ma anche per le persone, perché attraverso il cibo e l’acqua, i pfas sono finiti nel sangue degli abitanti del Veneto. Causando malattie alla tiroide, tumori, aborti, sterilità.

Qual'è l'impatto sull'ambiente e sui cittadini che vivono in questi distretti industriali?

PresaDiretta ha cercato di dare delle risposte raccogliendo documenti, analisi e comunicazioni tra l’Arpav, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale del Veneto, la Regione e le società che gestiscono gli impianti di depurazione del distretto.


ZERO PFAS: iniziamo dall'abbigliamento outdoor!


Quando parliamo di inquinamento da PFAS il nostro pensiero ci porta all'acqua, all'aria, ai cibi, ma è corretto aprire la visione anche a un altro aspetto molto importante di cui sentiamo poco parlare: la moda.

Parliamo di moda in generale e quindi di quel comparto produttivo che veste la nostra quotidianità, dall'abbigliamento intimo ai capi che indosseremo il prossimo inverno, magari per andare a sciare.

Essenzialmente l'impiego delle sostanze perfluorurate permette l'impermeabilizzazione dei capi rendendoli performanti ai diversi impieghi, peccato però che la praticità impatti con la salute delle persone, oltre che con l'ambiente nel momento in cui si dismettono i capi.

Da anni organizzazioni ambientaliste come Greenpeace stanno sensibilizzando le aziende e i consumatori attraverso delle campagne. L'ultima, denominata "Detox Greenpeace", cerca di spingere i grandi brand della moda a lavorare in sinergia con i propri fornitori per rendere la propria filiera produttiva eco-sostenibile con l'obiettivo di eliminare dai capi d’abbigliamento e dall’ambiente tutte quelle sostanze estremamente inquinanti e tossiche per l’uomo.

È di questi giorni l'importante notizia che Gore Fabrics, l’azienda americana che detiene il noto marchio GORE-TEX®️ e leader globale nella produzione di tessuti impermeabili, d’ora in poi produrrà utilizzando una nuova tecnologia che prevede la totale assenza di PFC (poli- e perfluorurati di cui fanno parte anche le sostanze perfluoralchiliche, PFAS).

In Italia, sebbene esistano normative in merito, si procede molto a rilento nella loro applicazione e pare non esserci una reale propensione al cambiamento da parte delle aziende del comparto.

PROGETTO MAMME NO PFAS

FACCE DA PFAS È un progetto delle Mamme No Pfas attraverso il quale le persone, che lo desiderano, possono partecipare liberamente senza alcun vincolo mettendo la propria FACCIA a testimonianza di quanto accaduto in Veneto. Noi abbiamo usato la fotografia, ciò che ferma il tempo per un millesimo di secondo e ritrae l'espressione dei volti delle persone che con un cartello in mano denunciano e chiedono per loro e le proprie famiglie. Purtroppo la pandemia ha bloccato molte nostre idee, ma ci ripromettiamo di tornare presto nelle piazze, nei parchi dove poter incontrare ed invitare a condividere questa bellissima iniziativa.
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