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Zaia non risponde alle richieste di organizzazioni e comitati per le nuove analisi di PFAS negli alimenti

COMUNICATO STAMPA

VENETO / ROMA, 30.12.21. Lo scorso 30 Novembre, comitati e associazioni hanno inviato una missiva al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia chiedendo di sottoscrivere un protocollo di trasparenza riguardo il nuovo piano di monitoraggio delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) negli alimenti di origine vegetale e animale provenienti dall’area del Veneto contaminata. Ad oggi, la lettera inviata da Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (ISDE), CGIL Vicenza, Comunità vicentina per l’agroecologia, Greenpeace, Italia Nostra Sezione Medio Basso Vicentino, Legambiente, Libera - associazioni nomi e numeri contro le mafie - coordinamento Veneto, Mamme No PFAS, Medicina Democratica, PFAS.land e Rete GAS Vicentina non ha ricevuto alcun riscontro.

La mancanza di una risposta da parte di Zaia inquieta comitati e associazioni perché denota la distanza dalle preoccupazioni urgenti dei cittadini inquinati e richiama a un modus operandi riluttante al confronto, già adottato in passato dalla Regione in merito all’inquinamento da PFAS. L’assenza di trasparenza e la scarsa condivisione delle informazioni con la popolazione contaminata da parte delle autorità regionali è stata evidenziata nei giorni scorsi anche nella relazione dello Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulla violazione dei diritti umani in relazione alle sostanze tossiche alla fine della sua visita in Italia.

Comitati e associazioni, oltre a rendersi disponibili per un incontro e a garantire la loro partecipazione alle riunioni preparatorie per disegnare il nuovo piano di monitoraggio, avevano richiesto a Zaia di garantire nella nuova campagna analitica la massima trasparenza e l’accessibilità alle informazioni relative agli esiti (anche in itinere) delle analisi, di condividere le tempistiche oltre alla necessità di estendere le analisi a tutte le aree toccate dai fiumi contaminati da PFAS. Un approccio di questo tipo è ancora oggi utilizzato dalla Regione in merito ai dati dell’acqua potabile nella zona rossa e sorprende che non possa essere replicato per gli alimenti.

Leggi la lettera inviata a Zaia

Con la campagna di raccolta fondi Aiutiamoci con un fiore 2021 in maggio e dicembre abbiamo raccolto € 15.000.


GRAZIE A TUTTI VOI,

perché CREDETE in quello che stiamo portando avanti,

per le PAROLE DI SOSTEGNO che ci rivolgete ai banchetti,

per i «NON MOLLATE!!!!» che ci ripetete ogni volta...


GRAZIE perché con questi fondi possiamo continuare questa che è la nostra ma anche la VOSTRA battaglia legale, fornendo consulenze epidemiologiche, psicologiche, geologiche e medico-legali che aiuteranno la Corte d'Assise a comprendere maggiormente le RESPONSABILITÀ del disastro PFAS in Veneto.


Siamo solo dei genitori che vogliono un futuro migliore per le prossime generazioni e sappiamo bene che abbiamo intrapreso una strada molto lunga, ma siamo certi che GRAZIE AL VOSTRO AIUTO potremo fare la differenza!



SE NON SEI RIUSCITO A RAGGIUNGERCI IN PIAZZA, PUOI ANCORA DARE IL TUO CONTRIBUTO QUI


Premio A.R.G.A.V. 2021 alle Mamme No PFAS

È con grande gratitudine che condividiamo con voi la consegna del premio ARGAV 2021 che le Mamme No PFAS hanno ricevuto il 18 dicembre scorso.

A ritirare il premio sono andate tre Mamme No PFAS che hanno rappresentato le tre province coinvolte nell’inquinamento: Cristina Cola per Vicenza, Patrizia Zuccato per Padova e Michela Zamboni per Verona.

Grazie di cuore a A.R.G.A.V. Giornalisti Agroalimentari Ambientali di Veneto e Trentino Alto Adige per questo prestigioso riconoscimento del nostro impegno sociale.

Commissario ONU per i diritti umani: informazione inadeguata e urgente necessità di restrizioni all’uso di PFAS

[Testo estratto da]

Dichiarazione di fine visita del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulle implicazioni per i diritti umani della gestione e dello smaltimento ecologicamente corretti di sostanze e rifiuti pericolosi

Marcos A. Orellana durante la sua visita in Italia, dal 30 novembre al 13 dicembre 2021


Introduzione

Desidero anzitutto salutare l'adozione della Legge 68-2015 che ha introdotto nel codice penale italiano la denominazione dei delitti contro l'ambiente, compresi i reati di inquinamento ambientale e disastro ambientale. Prima della legge del 2015, la normativa penale italiana considerava i reati ambientali come illeciti. Ciò ha creato un basso rischio e un'elevata ricompensa per l'attività criminale, che ha alimentato tra l'altro lo scarico illegale e l'incendio di rifiuti pericolosi. La legge del 2015 non solo ha stabilito nuovi reati ambientali, ma ha anche ampliato la gamma di strumenti disponibili per combatterli, tra cui l'estensione della prescrizione (prescrizione), la custodia cautelare e le intercettazioni. Questi cambiamenti sono stati fondamentali per l'efficace indagine e il perseguimento di strutture altamente inquinanti ed Ecomafia.

All'inizio di quest'anno sono state approvate modifiche legislative per accelerare i processi giudiziari. Mentre processi più agili e veloci sono obiettivi meritevoli, mi preoccupano i tempi di prescrizione più brevi per i reati ambientali, poiché la loro complessità richiede spesso tempo considerevole per completare le indagini adeguate. Temo che l'applicazione di tempi di prescrizione accelerati possa portare all'impunità per i reati ambientali.

Accolgo con favore il fatto che l'Italia disponga di forze di sicurezza specializzate per indagare sui reati ambientali: i Carabinieri per la tutela dell'ambiente e la transizione ecologica. Incoraggio le autorità italiane a promuovere iniziative di cooperazione internazionale per condividere la vasta esperienza e competenza dei Carabinieri nella lotta ai crimini ambientali.

L'Italia ha mostrato una forte leadership in materia ambientale, come quando nel 1992 divenne pioniera nella proibizione dell'amianto. In questo contesto, e ricordando questo ruolo svolto dall'Italia, invito oggi l'Italia a ratificare la Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti e ad intraprendere azioni decisive per affrontare la contaminazione da PFAS.


Veneto

Sono seriamente preoccupato per l'entità dell'inquinamento da PFAS (conosciuti anche come prodotti chimici per sempre perché persistono e non si degradano nell'ambiente) in alcune zone del Veneto. Più di 300.000 persone nella regione sono state colpite dalla contaminazione dell'acqua con PFAS, compresa l'acqua potabile. I residenti nella zona hanno sofferto gravi problemi di salute, come infertilità, aborti spontanei e diverse forme di tumori, tra gli altri.

La dimensione umana del problema ci è stata illustrata da una delle mamme incontrate durante la visita: “Immagina cosa significa per una mamma rendersi conto di aver avvelenato i propri figli attraverso il latte materno?”

Per diversi decenni l'azienda chimica Miteni ha prodotto PFAS a Trissino (Vicenza) e ha rilasciato i suoi rifiuti senza controllo, inquinando le acque superficiali e sotterranee e la catena alimentare, interessando le zone di Verona, Vicenza e Padova. Sebbene i responsabili dell'azienda sembravano essere consapevoli del rilascio di rifiuti e dell'inquinamento risultante, non hanno offerto misure di protezione adeguate ai suoi lavoratori, né hanno divulgato informazioni sulla gravità dell'inquinamento PFAS.

Nel 2013, il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha informato le autorità regionali della presenza degli inquinanti PFAS. La Regione Veneto ha intrapreso una serie di azioni, come l'installazione di filtri a carbone per la depurazione dell'acqua potabile nelle zone più inquinate e la segnalazione del caso alla Procura. Nel tempo, altre misure hanno incluso la revisione delle autorizzazioni delle aziende che utilizzano i PFAS per stabilire i limiti allo scarico dei PFAS, nonché l'investimento in un sistema di opere pubbliche per portare nell'area acqua non inquinata.

Tuttavia, le autorità non hanno avvertito i residenti delle aree colpite e non hanno diffuso le informazioni sull'inquinamento da PFAS e sui rischi per la loro salute. Alcuni residenti hanno appreso del problema della contaminazione tossica nel 2016-2017, quando la regione ha avviato un piano di sorveglianza sanitaria per la popolazione esposta a PFAS nell'area rossa critica.

Le autorità regionali stanno anche monitorando la situazione sanitaria di alcuni abitanti e di alcuni prodotti alimentari in relazione all'inquinamento da PFAS. Tuttavia, questo monitoraggio è limitato all'area più inquinata, il che solleva serie preoccupazioni, tra coloro che vivono nelle altre aree interessate, sul livello di inquinamento da PFAS nei loro organismi e sulla sicurezza dei prodotti alimentari che consumano.

Prendo atto che il Tribunale di Vicenza ha avviato un procedimento penale per reati ambientali contro 15 imputati coinvolti nelle operazioni Miteni, e ho intenzione di seguirlo da vicino. Prendo inoltre atto che si sono costituite in giudizio alcune parti civili. Nel caso in cui il tribunale dovesse dichiarare la responsabilità civile degli imputati, confido che l'Italia possa cooperare con quelle giurisdizioni in cui gli imputati hanno beni per far valere la decisione del Tribunale, garantire un risarcimento alle vittime e adempiere all'inquinatore principio paga.

Ci tengo a sottolineare che l'inquinamento da PFAS, però, non è limitato all'attività dello stabilimento di Miteni. Risulta anche dalle operazioni di piccole e medie imprese all'interno e all'esterno della regione che utilizzano PFAS nei loro processi di produzione e scarico di acque contaminate, comprese ad esempio le industrie tessili e del cuoio.

Desidero inoltre sottolineare che l'inquinamento da PFAS non è limitato alla regione Veneto. Tra le altre aree, la contaminazione da PFAS è preoccupante lungo il bacino principale d'Italia, la pianura padana. Sono particolarmente preoccupato per la produzione in corso di PFAS da parte dell'azienda Solvay, a Spinetta Marengo, Alessandria, in Piemonte. Questa operazione potrebbe creare un disastro ambientale simile a quello subito dalle comunità colpite in Veneto.

Prendo atto della mancanza della regolamentazione dei PFAS a livello nazionale. Invito l'Italia a compiere i passi necessari verso la restrizione dell'uso di queste sostanze come classe a livello nazionale e ad esercitare una leadership regionale, mentre l'Unione europea si prepara ad affrontare le gravi minacce per la salute e l'ambiente poste dai PFAS.

Conclusione

L'Italia dovrebbe intensificare gli sforzi per rimediare agli impatti negativi sul godimento dei diritti umani di decenni di industrializzazione. Le autorità dovrebbero garantire che le industrie utilizzino tecnologie e metodi di produzione che non danneggino la salute dei residenti italiani. Ogni persona ha il diritto di vivere in un ambiente sano e privo di sostanze tossiche.


PFAS VENETO - CRITICITÀ E OBIETTIVI per Conferenza Stampa - ROMA - 13 dicembre 2021 [Call for ONU - Marcos A. Orellana]

PROCESSO PFAS

Era l'8 Ottobre 2017 quando ci siamo riunite con le nostre famiglie presso il parco ippodromo di Lonigo. Siamo arrivate da tutte le parti del Veneto, indistintamente dalle zone colpite e non, abbiamo deciso di essere lì per far sentire la presenza e la voce a chi doveva tutelare la salute nostra e dei nostri figli. Il cammino che avevamo intrapreso non sarebbe stato facile, lo sapevamo, ma si doveva fare.

A distanza di quattro anni, traguardi e sconfitte, soddisfazioni e delusioni, e tante nuove amicizie, quelle vere, quelle per cui vale la pena di essere stanche e continuare. Noi abbiamo un motore che ci traina che non è quello del profitto o delle mire politiche, ma l'Amore verso noi e il prossimo. Noi siamo Madri e questo nessuno deve dimenticarlo.

Il Processo entra ora nel vivo e abbiamo bisogno più che mai dell'aiuto di tutti. Noi ci siamo impegnate a sostenere i costi per tutti i consulenti che ci aiuteranno a provare la colpevolezza dei responsabili del più grave inquinamento da PFAS al mondo e per questo abbiamo fondato il Comitato Mamme No Pfas - Raccolta Fondi per Azioni Legali.

Anche tu puoi partecipare con una donazione anche piccola. Te ne saremo tutte infinitamente grate.

VICENZA - 16 Dicembre 2021 "Oggi altra udienza del processo Miteni, lunghissima. Stasera, oltre che stanca, sono molto contenta perché nel pomeriggio ho ascoltato una deposizione esauriente, onesta, di grande spessore scientifico. Quando una persona ha lavorato bene e con coscienza, non ha paura di rispondere alle domande, e non si riesce a farla cadere in contraddizione.

Non ci sono mezze risposte per il timore di incorrere in corresponsabilità, perché se hai fatto il tuo dovere non devi aver paura di niente.

Finalmente un testimone così, finalmente. Parole pesanti come macigni, oggi in aula.

Grazie di cuore al geologo di Arpav, bravissimo anche come divulgatore scientifico" (da una Mamma No Pfas)


Prossima udienza 27 Gennaio 2022, ancora testi Arpav


AMBIENTE & SALUTE

Quando la natura restituisce al mittente

Anche le onde del mare, purtroppo, contengono Pfas e infrangendosi sulla riva possono far tornare queste sostanze dal mare alla terra. L’ha scoperto un nuovo studio, pubblicato su Environmental Science & Technology.

Inizialmente si pensava il meccanismo fosse diverso, come ha dichiarato in un’intervista Matthew Salter, uno degli autori dello studio, ricercatore del Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Stoccolma:

"La credenza comune era che i PFAS sarebbero finiti negli oceani dove sarebbero rimasti per essere diluiti nel corso di decenni. Ma si scopre che c’è un effetto boomerang, e alcuni dei PFAS tossici vengono riemessi nell’aria, trasportati per lunghe distanze e poi depositati di nuovo sulla terra".


PROGETTO FACCE DA PFAS

FACCE DA PFAS È un progetto delle Mamme No Pfas attraverso il quale le persone, che lo desiderano, possono partecipare liberamente senza alcun vincolo mettendo la propria FACCIA a testimonianza di quanto accaduto in Veneto. Noi abbiamo usato la fotografia, ciò che ferma il tempo per un millesimo di secondo e ritrae l'espressione dei volti delle persone che con un cartello in mano denunciano e chiedono per loro e le proprie famiglie. Purtroppo la pandemia ha bloccato molte nostre idee, ma ci ripromettiamo di tornare presto nelle piazze, nei parchi dove poter incontrare ed invitare a condividere questa bellissima iniziativa.
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