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COMUNICATO STAMPA

PFAS NEGLI ALIMENTI: IL TAR DEL VENETO DÀ RAGIONE ALLE MAMME NO PFAS E A GREENPEACE

Venezia 9 aprile 2021

La Regione Veneto dovrà fornire i dati completi relativi alla presenza di PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) negli alimenti. È quanto esprimono le due sentenze pubblicate nella giornata di ieri, 8 Aprile 2020, dal Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto che ha accolto i ricorsi presentati dalle Mamme NO PFAS e da Greenpeace, in seguito al diniego da parte delle autorità regionali (continua a leggere)

«Si tratta di sentenze storiche. Da circa due anni chiediamo trasparenza alle autorità locali con tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione e finalmente il TAR ci dà ragione», fanno sapere le Mamme No PFAS e Greenpeace. «Le persone che da decenni subiscono le conseguenze di tale inquinamento hanno il diritto di sapere i dettagli della contaminazione degli alimenti coltivati in zona, quali sono i prodotti più a rischio e la loro provenienza, con riferimento a tutte le 12 sostanze perfluoroalchiliche che sono state analizzate. Con questo non vogliamo assolutamente creare allarmismi e tantomeno criminalizzare le categorie produttrici che sono anch’esse vittime di questo grave inquinamento. Proprio per questo abbiamo chiesto anche di conoscere le attività ispettive svolte dalla Regione Veneto di ulteriore controllo e le azioni di tipo PRECAUZIONALE. Perché è proprio l’aspetto PRECAUZIONALE che può e deve aiutare le aziende produttrici», concludono le associazioni. Gli alimenti possono costituire una fonte importante di tali inquinanti per l’uomo, come dimostrano numerose ricerche scientifiche recenti. I dati finora disponibili sulla presenza di tali sostanze venivano forniti dalla Regione in modo aggregato e limitati a soli due composti. Inoltre, non erano geolocalizzati. Da anni la Regione aveva opposto il diniego alle varie istanze di accesso agli atti, sostenendo che la loro condivisione avrebbe violato la privacy dei soggetti osservati, oltre ad ostacolare le inchieste giudiziarie in corso. Motivazione contro le quali si era, peraltro, già espresso anche il Garante dei diritti della persona, il quale aveva osservato che le informazioni richieste rientravano nel perimetro delle informazioni accessibili in quanto riguardavano “emissioni nell’ambiente”. Quindi le motivazioni a sostegno del diniego di accesso opposte dalla Regione Veneto sono state ritenute infondate dalle sentenze della sezione II del TAR Veneto n. 464/2021 e 466/2021 (Presidente Pasi, Giudice relatore Valletta), depositate nella giornata di ieri, che impongono alla Regione (oltre che di risarcire le spese legali) di fornire i dati richiesti entro 60 giorni. È quindi con grande soddisfazione che Mamme NO PFAS e Greenpeace aggiungono un altro importante tassello in quella che è stata definita “la battaglia per la salute dei nostri figli e di tutti noi cittadini”.

Mamme No Pfas Vicenza | Padova | Verona

COMUNICATO STAMPA

RESOCONTO PARTECIPAZIONE AL TAVOLO TECNICO DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE23 gennaio 2021

Nella mattinata di giovedì 21 gennaio 2021 le Mamme NO PFAS insieme al Comitato STOP SOLVAY hanno preso parte al tavolo tecnico Misure urgenti pear la riduzione dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche PFAS.

Al tavolo erano presenti Ministero dell’Ambiente, Istituto Superiore di Sanità (ISS), ISPRA, Confindustria, Federchimica, i presidenti delle Commissioni ambiente della Camera e del Senato, Legambiente.


Questo tavolo è nato dall’esigenza di trovare un accordo tra le parti per tutelare quelli che sono stati riconosciuti essere gli interessi in gioco: ambiente, salute ed economia. Abbiamo partecipato perché ci sembrava doveroso che la voce di chi abita i territori interessati fosse presente.

Quando si discute di questioni di interesse nazionale che minano la salute e l’integrità di comunità locali, quelle stesse comunità hanno il diritto di essere informate. Prendiamo quindi atto di un riconoscimento dell’importanza di questa tematica per tutto il territorio nazionale.

I PFAS non sono regolamentati da troppi decenni e i gravi danni sanitari che la popolazione veneta e quella piemontese stanno pagando sono un chiaro effetto di quanto queste sostanze tossiche, persistenti e bioaccumulabili nell’uomo e negli animali, non possano più essere disperse nell’ambiente, data anche l’estrema difficoltà nel rimuoverle da quest’ultimo.


Riteniamo lungimirante l’intervento del direttore del Reparto di Qualità dell’Acqua e Salute dell’ISS, Luca Lucentini, che ha sottolineato la necessità di rivedere i criteri con cui le sostanze sono regolamentate e classificate nel REACH (Registro Europeo per le Sostanze Chimiche).

Nello specifico, è necessario prendere in considerazione l’elevata mobilità dei PFAS (e.g. PFAS a catena corta) che li rendono particolarmente pericolosi poiché, se dispersi nelle acque superficiali e nel terreno, possono inquinare anche le falde profonde. Riguardo ai limiti allo scarico per queste sostanze, l’ISS ha espresso la necessità di includere nei limiti la sommatoria dell’intera classe PFAS e non di regolamentarne soltanto qualche decina. Noi aggiungiamo che la sommatoria deve considerare anche gli isomeri e i polimeri, cioè tutte le molecole che contengono un legame fluoro-carbonio.


Inoltre, ci pare altrettanto importante una frase che, come mamme e persone che lottano per la salute della propria collettività, teniamo a ribadire costantemente e che anche l’ISS ha ricordato: è ingiusto che l’onere della potabilizzazione dell’acqua sia a spese di chi gestisce i servizi idrici e non di chi ha diffuso i contaminanti.

Miteni e Solvay hanno (e stanno) inquinando l’ambiente in cui viviamo e respiriamo quotidianamente. Stanno compromettendo la vita dei nostri figli. Per questo motivo, con estrema forza e con una vasta documentazione frutto del lavoro di tante persone, abbiamo ribadito l’estrema urgenza di porre LIMITI ZERO per queste sostanze.


La nostra convinzione rimane forte, nonostante le argomentazioni pseudo antropologiche e le parole della rappresentante di Federchimica, Alessandra Pellegrini: «L’uomo prima sbaglia, poi impara», con le quali si è voluto provare a giustificare, nemmeno troppo implicitamente, i danni causati dalle aziende produttrici e utilizzatrici di PFAS.

Vogliamo ricordare a Federchimica che è la natura stessa del sistema economico attuale ad immolare sull’altare della produzione la salute delle persone e la sicurezza dell’ambiente in cui viviamo. Vero motivo per cui ci troviamo ad affrontare questo ennesimo disastro sanitario ed ambientale. Riteniamo, quindi, inaccettabile la posizione espressa dall’associazione.

Miteni e Solvay hanno avuto decenni per imparare dal forte inquinamento causato ed hanno avuto decenni per poter scegliere di evitare l’utilizzo di queste sostanze, se non in ambiti essenziali. A tutt’oggi, Solvay disperde in falda, in acqua ed in aria PFAS, non permette monitoraggi accurati da parte degli enti preposti in nome del segreto industriale ed è chiamata in causa dallo Stato del New Jersey per disastro ambientale anche in quel territorio. I cittadini veneti, invece, si vedono costretti ad abbandonare la loro principale risorsa idrica in nome di questi “errori”. Pagano con la salute dei propri figli.


Forti di aver esposto le necessità di LIMITI ZERO a tutti i presenti, continueremo a seguire le vicende intorno a questo tavolo tecnico. Ci rendiamo disponibili a condividere conoscenze scientifiche con coloro che avranno competenza di decidere.


Sicuramente, non faremo mai un passo indietro!


Comitato STOP SOLVAY

Mamme NO PFAS



Tavolo Tecnico con il Ministero dell'Ambiente

21 gennaio 2021
Giovedì 21 gennaio 2021 alle ore 10 le Mamme No Pfas sono state invitate dal Ministero dell’Ambiente ad un Tavolo Tecnico, che avverrà in modalità online, per discutere “misure urgenti per la riduzione dell’inquinamento da sostanze poli e perfluoroalchiliche da scarichi di acque reflue (PFAS)”.Per la prima volta il Ministero dell’Ambiente ha inserito LIMITI NAZIONALI per i PFAS nella proposta di Collegato Ambientale, ma per noi sono inaccettabili e soprattutto non giustificati da dati scientifici.Per questo abbiamo redatto, assieme al Comitato Stop Solvay, un documento contenente le nostre considerazioni e richieste, e inviato un documento di ISDE Vicenza che ci supporta.La riunione avrà come finalità quella di confrontare le posizioni di tutti gli stakeholder coinvolti nella tematica.Mamme No PfasVicenza | Padova | Verona

Chiamiamo all'azione il Ministro Sergio Costa

17 dicembre 2020
COMUNICATO STAMPA
Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Danimarca stanno lavorando a una proposta di restrizione REACH per limitare i rischi per l’ambiente e la salute umana derivanti dalla produzione e dall’uso di tutte le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS).Per contrastare questo cambio di rotta, Chemours ha chiamato all’azione le associazioni di industriali di tutta Europa.Noi chiamiamo all’azione il nostro Ministro Sergio Costa perché dimostri di voler davvero tutelare la salute dell’ambiente e dei suoi cittadini senza piegarsi alle pressioni delle lobby della chimica irresponsabile.La più grave ed estesa contaminazione da PFAS in Europa è in Italia. Perché il nostro Governo non è in prima linea in questo cambiamento?I PFAS sono presenti come bombe ad orologeria pronte ad esplodere nei nostri figli. Non possiamo più tollerare che la cessazione della loro produzione e del loro utilizzo venga continuamente posticipata. Le alternative sicure esistono ed è su quelle che ci si deve concentrare per gli usi essenziali.Il disastro ambientale è noto dal 2013 eppure solo la Regione Veneto, nel 2017 ha fissato un limite di 390 ng/l per le acque potabili con l’obiettivo di raggiungere lo zero tecnico (assenza virtuale) nell’area più colpita.Mancano ancora LIMITI NAZIONALI per gli scarichi che il Ministero dell’Ambiente sta discutendo da oltre due anni. A causa di questo ritardo, molte aziende venete hanno fatto ricorso e continuano a scaricare oltre i limiti regionali.Il Ministero dell’Ambiente ci ha invitate ad un tavolo tecnico insieme a Confindustria. L’appuntamento del 29 ottobre è stato rinviato a causa dell’emergenza Covid-19, ma contiamo di poter dare al più presto il nostro contributo affinché i limiti indicati nella bozza del Collegato Ambientale 2020 vengano drasticamente abbassati.Le immissioni di PFAS nell’ambiente devono al più presto cessare: le industrie dal 2013 hanno avuto tutto il tempo di adeguare i propri impianti utilizzando le nuove BAT. Eppure un’azienda come la Solvay di Spinetta Marengo (AL), recentemente condannata per aver consapevolmente inquinato la falda acquifera, ha da poco ottenuto l’ampliamento della produzione di C6O4, già trovato nel fiume Po che attraversa tutta la Pianura Padana fornendo acqua potabile e per l’irriguo, per poi finire nel Mare Adriatico, con buona pace di consumatori di vongole e molluschi. La necessità di regolamentare queste sostanze riguarda tutto il territorio nazionale perché i PFAS sono stati trovati nei fiumi di tutte le Regioni italiane.
Mamme No Pfas e Comitato Stop Solvay

Approvata la nuova Direttiva sull'acqua potabile

15 dicembre 2020
L’Europa ha perso l’occasione di fare la differenza
Il Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva la norma sui limiti per le acque potabili dopo ben 22 anni dall’ultima regolamentazione in materia. Nonostante gli emendamenti presentati, anche dai comitati popolari, il Parlamento Europeo ha preferito cedere alla pressione delle lobby (che ultimamente sono sul piede di guerra) e perdere dunque l’occasione per salvaguardare in maniera decisa e responsabile la salute dei cittadini.Senza processo alle intenzioni che possono far pensare anche alla salvaguardia dei comparti produttivi in cui sono impiegate migliaia di persone, crediamo che dopo 22 anni qualcosa in più si potesse e di dovesse fare, alla luce soprattutto delle gravissime contaminazioni accadute alla falda veneta che vede coinvolte più di 350.000 persone.Una volta entrati in vigore i nuovi limiti (500 ng/L come somma per tutti i Pfas o 100 ng/L per la somma dei PFAS ritenuti piu' pericolosi - 20 per la precisione ndr) i Governi Europei avranno la facoltà di porre maggiori restrizioni entro i propri confini: quello sarà il momento della verità e della coerenza rispetto a quanto comunicato durante i diversi incontri che sono stati intrattenuti dal Ministero dell’Ambiente con le Mamme No Pfas .Ora, però, qualcuno dovrà anche spiegarci come si combineranno questi limiti con quanto fissato recentemente dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) che ha rivisto al ribasso la TWI settimanale (dose settimanale tollerabile) per queste sostanze.Ricordiamo infatti che il limite raccomandato è di 4,4 ng/kg di peso corporeo alla settimana. Per esempio secondo EFSA un bambino di 20kg dovrebbe assumere al massimo 88 ng di Pfas alla settimana mentre invece, secondo la direttiva europea, potrebbe tranquillamente assumerne 500 ng bevendo anche solo un litro di acqua “potabile europea”. Queste ci sembrano quindi delle contraddizioni interne, che non danno risposte serie e credibili ai cittadini.Mentre in tutto il mondo ci si prepara a considerare non più il singolo PFAS ma tutte le sostanze perfluoroalchiliche come classe, mentre ci si accinge ad autorizzarne l’utilizzo solo per scopi realmente necessari, mentre si moltiplicano i gruppi di cittadini contaminati che chiedono giustizia, l’Europa si comporta ancora una volta da Vecchio Continente e rilascia una direttiva che è obsoleta in partenza.Non ci resta che sperare nella sensibilità dei governi dei singoli Stati Membri. La parola va ora al nostro Ministro dell’Ambiente.

MAMME NO PFAS

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